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Piccola storia dei tajarin::Viaggio affettuoso di un piatto povero diventato ricco
L’intento è chiaro. Il celeberrimo piatto piemontese,
traducibile con l’italiano “taglierini”
ed erroneamente assimilato ai tagliolini, è il
pretesto che spinge l’autore a narrare la storia
gastronomica di quel territorio un tempo povero
e maledetto raccontato da Beppe Fenoglio
nella Malora, la Langa.
Una ricetta femminile e famigliare, di cui le
donne erano fiere custodi e che costituiva quasi
un requisito per potersi sposare – saper tirare
la sfoglia sottilissima per tagliare tajarin simili
a capelli d’angelo – percorre la storia e i suoi
eventi narrando di personaggi noti e meno
noti (tra gli altri Cesare Pavese, Beppe Fenoglio,
Giacomo Morra), affini o meno al mondo
della gastronomia, e lascia nel lettore un affresco
sociale prima che culinario. I tajarin raccontano
il passaggio dalla cultura contadina
a quella industriale, dalla malora dei campi
ai successi dell’imprenditoria: da piatto semplice
e legato al pranzo in famiglia – sono sempre
abbondanti non come i ravioli che vengono
spesso contati – diventano protagonisti del
contesto borghese soprattutto grazie al fortunato
incontro con il tartufo bianco d’Alba. E
infine si passa alla ricetta, secondo le osterie e
secondo i cuochi stellati, sul territorio nessuno
rinuncia alla sua versione dei tajarin.
L’intento è chiaro. Il celeberrimo piatto piemontese,
traducibile con l’italiano “taglierini”
ed erroneamente assimilato ai tagliolini, è il
pretesto che spinge l’autore a narrare la storia
gastronomica di quel territorio un tempo povero
e maledetto raccontato da Beppe Fenoglio
nella Malora, la Langa.
Una ricetta femminile e famigliare, di cui le
donne erano fiere custodi e che costituiva quasi
un requisito per potersi sposare – saper tirare
la sfoglia sottilissima per tagliare tajarin simili
a capelli d’angelo – percorre la storia e i suoi
eventi narrando di personaggi noti e meno
noti (tra gli altri Cesare Pavese, Beppe Fenoglio,
Giacomo Morra), affini o meno al mondo
della gastronomia, e lascia nel lettore un affresco
sociale prima che culinario. I tajarin raccontano
il passaggio dalla cultura contadina
a quella industriale, dalla malora dei campi
ai successi dell’imprenditoria: da piatto semplice
e legato al pranzo in famiglia – sono sempre
abbondanti non come i ravioli che vengono
spesso contati – diventano protagonisti del
contesto borghese soprattutto grazie al fortunato
incontro con il tartufo bianco d’Alba. E
infine si passa alla ricetta, secondo le osterie e
secondo i cuochi stellati, sul territorio nessuno
rinuncia alla sua versione dei tajarin.
$16.97
Piccola storia dei tajarin::Viaggio affettuoso di un piatto povero diventato ricco—
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Description
L’intento è chiaro. Il celeberrimo piatto piemontese,
traducibile con l’italiano “taglierini”
ed erroneamente assimilato ai tagliolini, è il
pretesto che spinge l’autore a narrare la storia
gastronomica di quel territorio un tempo povero
e maledetto raccontato da Beppe Fenoglio
nella Malora, la Langa.
Una ricetta femminile e famigliare, di cui le
donne erano fiere custodi e che costituiva quasi
un requisito per potersi sposare – saper tirare
la sfoglia sottilissima per tagliare tajarin simili
a capelli d’angelo – percorre la storia e i suoi
eventi narrando di personaggi noti e meno
noti (tra gli altri Cesare Pavese, Beppe Fenoglio,
Giacomo Morra), affini o meno al mondo
della gastronomia, e lascia nel lettore un affresco
sociale prima che culinario. I tajarin raccontano
il passaggio dalla cultura contadina
a quella industriale, dalla malora dei campi
ai successi dell’imprenditoria: da piatto semplice
e legato al pranzo in famiglia – sono sempre
abbondanti non come i ravioli che vengono
spesso contati – diventano protagonisti del
contesto borghese soprattutto grazie al fortunato
incontro con il tartufo bianco d’Alba. E
infine si passa alla ricetta, secondo le osterie e
secondo i cuochi stellati, sul territorio nessuno
rinuncia alla sua versione dei tajarin.











